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By: aipfadmin Acceso: Maggio 30, 2019 In: News Comments: 0

Filicudi WildLife Conservation è un’associazione no profit volta allo studio e alla conservazione delle popolazioni di cetacei e tartarughe marine nelle Isole Eolie. In particolare, svolge attività di ricerca sulle due specie di delfini presenti nelle acque dell’Arcipelago, il tursiope e la stenella striata, sul capodoglio e la tartaruga marina comune.

Uno studio a lungo termine partito nel 2005 su una delle due specie di delfini presenti nelle acque Eoliane, il tursiope, ha messo in luce la fragilità di questa piccola popolazione costituita da soli 42 esemplari, che effettuano rare migrazioni lungo le coste siciliane e in gran parte di età adulta (si è stimato che l’80% degli individui possa avere più di 30 anni. Nei mesi estivi, periodo riproduttivo per la specie, le femmine tendono ad aggregarsi con i loro piccoli mentre il resto dell’anno le aggregazioni sono dovute principalmente alla ricerca di cibo e alle preferenze alimentari. Solo 7 femmine sono risultate essere riproduttive per un totale di 16 piccoli nati in 15 anni di studio. Il tasso di natalità è veramente troppo basso per sostenere la vitalità della popolazione: la vita media di un delfino è circa 40 anni e in questa popolazione l’età della prima riproduzione per una femmina riproduttiva è circa 7/8 anni con un intervallo tra i parti di circa 3-8 anni, un periodo di gestazione di 12 mesi e di svezzamento di circa 2/3 anni. La causa principale è da attribuirsi al declino delle risorse alimentari a causa del sovrasfruttamento delle risorse ittiche da parte della pesca intensiva che ha portato ad un generale degrado degli habitat ottimali per la specie e ad una elevata mortalità giovanile. Questa tendenza ha portato nel tempo ad accentuare la competizione tra tursiopi e pescatori locali per l’accesso alle risorse ittiche. Infatti, i tursiopi affamati cercano sempre più fonte di cibo nelle ormai vuote reti da pesca depredandole del pescato e arrecando un notevole danno economico al pescatore. A queste minacce si assomma il disturbo acustico provocato dalle imbarcazioni turistiche che invadono le aree costiere nei mesi estivi e il generale inquinamento da plastica e altri inquinanti ambientali. Nel 2017, grazie ad un progetto finanziato da Aeolian Island Preservation Fund e Blue Marine Foundation, per tutto il periodo primaverile ed estivo, Filicudi WildLife Conservation ha sperimentato l’utilizzo di dissuasori acustici da applicare alle reti ed altri attrezzi da pesca per tenere lontani i delfini. I risultati della sperimentazione sono stati promettenti, soprattutto per quanto riguarda la rete tramaglio, mentre deludenti per la totanara. Per il cianciolo la sperimentazione dovrebbe essere ripetuta nei periodi di maggiore interazione ed è in corso un nuovo piano dei lavori per portare avanti questo progetto.

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Nell’ambito del progetto capodoglio portato avanti da Filicudi WildLife Conservation dal 2013 è stato messo in evidenza come il tratto di mare tra le isole Eolie e la costa nord Siciliana sia un’importante area di alimentazione e una rotta migratoria per i capodogli che provengono da diverse zone del Mediterraneo, vedendo il passaggio di ben 42 capodogli a volte maschi solitari, come riscontrato nelle porzioni più a nord del Tirreno, ma anche femmine con piccoli e gruppi misti di maschi e femmine, in particolare unità sociali e clusters. I diversi gruppi possono stazionarie anche per lunghi periodi in quest’area, in tutte le stagioni, ma il periodo estivo vede maggiormente il passaggio delle femmine. Nonostante nessuno dei capodogli catalogati sia stato ancora rivisto negli anni i dati raccolti fanno supporre che l’area Eoliana possa anche essere una potenziale area di riproduzione per questa specie. Il dato allarmante è l’elevato numero di carcasse di capodoglio rinvenuto nell’ultimo mese lungo le coste siciliane, le cui cause di morte sono ancora da chiarire. Una carcassa di un giovane maschio fu anche rinvenuta nel 2010 lungo le coste di Filicudi con evidenti segni di reti illegali del tipo spadara sul corpo. Un altro giovanissimo capodoglio morì qualche anno fa per intrappolamento accidentale in una rete per poi spiaggiarsi lungo le coste di Milazzo. Una mortalità elevata considerando che la sub-popolazione Mediterranea di capodoglio è classificata nelle liste rosse IUCN come “endangered”. Nel passato questi animali sono stati sterminati dalle spadare per la pesca di tonno e pesce spada, che purtroppo illegalmente vengono ancora utilizzate in queste acque. Ad oggi altre minacce gravano sulla specie non permettendo una sua ripresa a livello Mediterraneo: inquinamento acustico (come sonar militari), ingestione di plastica e infezioni epidemiche anche dovute ai deficit immunitari generati dalle carenze alimentari e agli inquinanti ambientali.

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Non meno allarmanti sono i dati raccolti da Filicudi WildLife Conservation dal 2009 sulla tartaruga marina comune. Le isole Eolie infatti sono importanti aree di alimentazione e svernamento per le tartarughe marine che durante le loro rotte migratorie possono stazionare anche per lunghi periodi in queste acque ricche di nutrimento e dalle miti temperature. Sull’isola di Filicudi nel porto di Pecorini Mare è stato anche istituito un Pronto Soccorso Tartarughe Marine per far fronte alle innumerevoli casistiche di esemplari in difficoltà. Un totale di 250 tartarughe sono state recuperate e salvate dal mare in 10 anni di attività. Tra le minacce principali è stata evidenziata l’ingestione di ami e lenze di palangaro pelagico per la pesca di tonno e pesce spada, una tecnica di pesca molto usata nell’Arcipelago, soprattutto dopo l’abolizione della spadara (il 36% delle casistiche di recupero e l’80 % delle casistiche di mortalità). Non meno importante risulta l’ingestione di plastica (il 43% dei recuperi), l’intrappolamento accidentale in attrezzi da pesca (principalmente FADs e spadare illegali) e in oggetti di plastica abbandonati in mare (l’8% della mortalità) e infine le collisioni con imbarcazioni (il 13% dei recuperi). Un progetto in collaborazione con il Centro Tartarughe Marine di Portici della Stazione Zoologica di Napoli ha permesso di seguire le rotte migratorie di 11 tartarughe recuperate e rilasciate nelle acque di Filicudi con un trasmettitore satellitare. Le localizzazioni delle tartarughe sono state seguite per migliaia da Km e, in poche settimane, alcuni esemplari si sono spinti perfino lungo le coste del nord Africa e della Grecia. Durante le attività di monitoraggio in barca, dalle tartarughe marine recuperate in mare, sono stati collezionati campioni biologici di varia natura che hanno consentito di studiare aspetti importanti dell’ecologia e biologia di questa specie. Sono stati analizzati e classificati gli epibionti algali e animali presenti sul carapace delle tartarughe dandoci indicazioni sugli habitat che le tartarughe hanno frequentato nel corso della loro vita (Progetto in collaborazione con Università di Messina e ISPRA).  Si è valutata la dieta della Caretta caretta attraverso analisi di isotopi stabili su frammenti di carapace mettendo in luce come le tartarughe eoliane prediligano nella dieta specie pelagiche, come meduse, lepadi, ctenofori e idrozoi, ma anche scarti della pesca e specie bentoniche quali crostacei, molluschi e alghe (Progetto in collaborazione con Università di New Castle, UK). Un dato allarmante è la presenza di ceppi batterici patogeni e di resistenze agli antibiotici nelle feci delle tartarughe marine Eoliane che vengono potenzialmente assunti dall’ingestione di cibo inquinato da farmaci o altre sostanze tossiche (progetto in collaborazione con Università di Tor Vergata, Roma). Si è anche riscontrato un accumulo di metalli pesanti sul carapace delle tartarughe morte che evidenzia una diversa assunzione di questi inquinanti attraverso la dieta nelle diverse fasi del ciclo vitale (Progetto in collaborazione con l’Istituto Superiore Sanità di Roma). E’ attualmente in corso un progetto in collaborazione con l’Istituto Superiore di sanità e diversi enti scientifici per approfondire gli aspetti della dieta della Caretta caretta in relazione all’ingestione di macro e micro plastiche e alle alte concentrazioni di sostanze tossiche, quali additivi plastici, metalli e contaminanti organici, in diversi tessuti. Tutti questi studi hanno messo in luce come le tartarughe marine possano essere reservoir di sostanze inquinanti ingerite nella catena trofica nonostante il loro passaggio in zone caratterizzate da acque discretamente pulite, come le isole Eolie.

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Grazie a Filicudi WildLife Conservation è nata di recente la rete #TartaNet Eolie, supportata da fondazioni locali e internazionali (Aeolian Island Preservation Fund e Blue Marine Foundation), per agevolare le attività di recupero e soccorso delle tartarughe marine in difficoltà nell’area Eoliana attraverso una campagna informativa e di educazione ambientale che coinvolgerà per tutto il periodo estivo la comunità locale, i turisti e i più piccoli nelle scuole.

Lo sviluppo economico esponenziale degli ultimi anni nelle isole Eolie e legato principalmente alla pesca intensiva, al turismo esponenziale e all’edilizia sta avendo notevoli ripercussioni sugli habitat ottimali per le popolazioni di cetacei e tartarughe marine delle isole Eolie. Un patrimonio naturalistico, quello Eoliano, di inestimabile valore e da salvaguardare nel rispetto della biodiversità, che potrebbe essere adeguatamente utilizzato per sviluppare nuove forme occupazionali e una economia sana, attraverso anche il recupero degli antichi mestieri artigianali, come la piccola pesca, l’agricoltura e il turismo naturalistico.

Nell’ottica degli sviluppi futuri un’attenzione particolare dovrebbe essere destinata alla valorizzazione del patrimonio naturalistico attraverso l’istituzione dell’Area Marina Protetta delle Isole Eolie attuando piani di gestione delle risorse marine su scala locale e nazionale che tengano conto delle popolazioni di cetacei e tartarughe marine che frequentano queste acque, valorizzando i progetti di salvaguardia e tutela di queste specie, che possono costituire un’enorme risorsa per le future generazioni.